Re Luigi XVI

Alla morte del nonno Luigi XV il ventenne Luigi Augusto, il 10 giugno venne incoronato Re con il nome di LUIGI XVI nella cattedrale di Reims.
Questo nuovo regno venne accolto con speranza dall’opinione pubblica. Come primo provvedimento eliminò la tassa da pagare all’insediamento di ogni nuovo sovrano, mandò in convento l’ultima amante del nonno, madame Pompadour, furono nominati nuovi ministri e il 12 novembre reinsediò il parlamento, sciolto da Luigi XV nel 1771.
Inizialmente amato dal popolo, la sua indecisione e il suo conservatorismo portarono il popolo a rifiutarlo e a odiarlo in quanto simbolo del potere assoluto esercitato dalla monarchia.
La vita frivola di Maria Antonietta (chiamata Madame deficit) e gli aiuti militari e in denaro inviati agli indipendentisti della guerra di indipendenza americana che svuotarono le casse dello stato, fecero il resto.

La rivoluzione

Nel 1788 Luigi ordinò l’elezione degli Stati Generali (la prima dal 1614) con lo scopo di far approvare le riforme monetarie, L’elezione fu uno degli eventi che trasformarono il malessere generale nella rivoluzione francese, che iniziò nel giugno 1789. I tentativi di controllarla produssero come conseguenza la presa della Bastiglia il 14 luglio.
In ottobre la famiglia reale fu costretta a spostarsi nel palazzo le Tuilleries a Parigi. Luigi XVI fu sospeso dalle sue funzioni e, per decreto dell'Assemblea nazionale, continuò a regnare con il solo titolo di re dei Francesi.
La Costituente aveva ridimensionato la figura del Re da «monarca assoluto» a sovrano costituzionale. La famiglia reale era quasi prigioniera nel palazzo le Tuileries, Luigi XVI non aveva potere decisionale, né poteva attingere al Tesoro dello Stato senza la firma dei suoi ministri.
La fuga e la condanna a morte

Il 21 giugno 1791, Luigi tentò in segreto la fuga da Parigi con la famiglia, nella speranza di costringere la rivoluzione ad una svolta moderata, più di quanto fosse possibile restando nella Parigi radicale.
Il re non voleva abbandonare il territorio francese, al fine di preservare il prestigio della monarchia e dell’autorità reale. La famiglia reale avrebbe dovuto asseragliarsi nella piazzaforte di Montmedy (al confine con il Lussenburgo) sotto la protezione delle truppe fedeli alla monarchia ma pecche nel piano di fuga causarono ritardi sufficienti a far sì che venissero riconosciuti e catturati a Varennes.
Luigi venne ricondotto a Parigi dove rimase nominalmente come monarca costituzionale, ma in realtà agli arresti domiciliari, fino al 1792.
Il 22 settembre, l'Assemblea Nazionale dichiarò che la Francia era una repubblica.
Luigi venne processato l'11 dicembre 1792 e accusato di alto tradimento.
Venne condannato a morte il 17 gennaio 1793 per ghigliottina con 361 voti favorevoli, 288 contrari e 72 astenuti.

Alla sua morte, il figlio di soli otto anni, Luigi-Carlo di Francia, divenne automaticamente, per i monarchici e gli stati internazionali, re Luigi XVII di Francia. La moglie, Maria Antonietta, lo seguì sulla ghigliottina il 16 ottobre 1793.

12 deniers del 1792
Sul fronte la scritta Luigi XVI re dei francesi e non più Re di Francia e di Navarra
Re Luigi XVI venne ghigliottinato davanti ad una folla festante il 21 gennaio 1793 in Piazza della Rivoluzione, l'attuale Place de la Concorde. Il giorno della decapitazione, dopo essere stato tenuto prigioniero nella Torre del Tempio, venne portato alla ghigliottina in carrozza, vestito di bianco con in mano il libro dei Salmi. Morì come cittadino Luigi Capeto e le sue ultime parole furono:
« Signori, sono innocente di tutto ciò di cui vengo incolpato. Auguro che il mio sangue possa consolidare la felicità dei francesi. »
Il documento della condanna a morte di Luigi XVI, l'addio alla famiglia e il testamento del re