L'IMPERO BIZANTINO dal 395 al 1461

L’origine dell’Impero Bizantino può datarsi in due periodi.
Il primo, nel 395, quando alla morte di Teodosio (Flavio Teodosio conosciuto come Teodosio I o Teodosio il Grande (ultimo imperatore romano a regnare su un impero unificato) l'impero venne diviso in una parte occidentale e in una orientale.
Il secondo, al momento della caduta di Roma nel 476, quando Odoacre (principe germanico e primo dei re dei barbari di Roma) inviò a Costantinopoli (l'antica Bisanzio, restaurata e ribattezzata da Costantino nel 330) le insegne imperiali.
Grazie alla riconquista dell'Italia, dell'Illirico e dell'Africa da parte di Giustiniano I (527-565), l'impero mantenne aspirazioni di dominio universale.
La potenza e ricchezza durarono inalterate fino al regno di Eraclio (619-641), il quale sconfisse i persiani. ma dovette cedere agli arabi Siria, Egitto e Africa. Nei decenni seguenti, vennero persi i Balcani continentali, gran parte dell’Italia, invasa dai longobardi, mentre gli arabi arrivarono a minacciare direttamente Costantinopoli.
La salvezza dell’impero (ridotto al dominio dell’Asia Minore, della penisola balcanica e di parte dell’Italia meridionale) furono assicurate, sino alla fine del XII secolo, dall’azione militare di forti dinastie. Gli Isaurici (712-802) che con Leone III arrestarono l’avanzata degli arabi (739), Basilio I il Macedone e i suoi successori (867-1057) che riportarono l’impero alla sua antica potenza.
Un grave indebolimento del potere imperiale, coincise con l’invasione dei turchi, che si impradonirono dell’Armenia, della Cappadocia, della Mesopotania e parte dell’Anatolia, mentre i normanni conquistavano tutta l’Italia meridionale e avanzarono verso la Macedonia e Epiro.
I problemi interni e i pericoli esterni furono combattuti dai Comneni (1081-1185), i quali attuarono una politica di apertura all’occidente e di alleanza con le spedizioni crociate, che dovevano infine condurre allo scontro fra bizantini e latini e alla decadenza definitiva dell’impero orientale che si manifestò sotto gli Angeli (1185-1204), quando Bulgaria e Serbia riacquistarono l’indipendenza e la quarta crociata guidata dai veneziani che si impadronirono di Costantinopoli (1204).
Il suo territorio rimase diviso in impero latino-greco-bizantino e despotato bizantino.
L'organizzazione militare, burocratica e il governo autocratico dell'imperatore non ressero alle continue crisi di successione dinastica e alla lenta e inesorabile decadenza della fortuna economica e della potenza navale. Agli inizi del 1400 non restava che la provincia intorno alla capitale e una parte dell'Acaia. Nel 1453 i turchi presero Costantinopoli e nel 1461 anche Trebisonda, ponendo fine alla millenaria storia dell'impero bizantino.
FLAVIO THEODOSIO - Nummus, 384-387,
Ø17,5 mm., 2.56 grammi
Fronte: A N THEODO F-P SIVS AVG. (Nostro Signore e benedetto Pio Teodosio Augusto).
Retro:GLORIA RO-MANORVM. Teodosio I in piedi di fronte, vestito militarmente, prendendo con la mano sinistra un prigioniero in ginocchio.
ELIA EUSOSSIA moglie di Arcadio e madre di Teodosio II
Nummus 401-403, Antiochia Ø16 mm, peso 2,20 g.
Fronte: AEL EVDO-XI bis AVG. (Elia Eudossia Augusta). Busto, tiara e telo di Eudossia. Il busto è coronata dalla mano divina.
Retro: PVBLICAE / / ANT. G. (La Salus di Repubblica). Victoria (Vittoria) a destra seduta in possesso di uno scudo decorato su un Cippo.
L’inizio della monetazione bizantina viene fatto coincidere con la riforma monetaria del 498 d.C. dell’imperatore romano Anastasio.
La base per la monetazione in bronzo era il nummo, una moneta estremamente piccola (circa 8-10 mm), per cui erano utilizzati suoi multipli, come il follis, pari a 40 nummi.Sul dritto di queste monete venivano raffigurati immagini stilizzate dell’imperatore, mentre sul retro era riportato il valore della moneta secondo il sistema numerico greco (A=1 nummo, B=2, E o V=5, H=8, I o X=10, K o XX =20, M o XXXX =40 nummi).
La moneta d’oro era il solidus da 1/72 di libbra, con i suoi sottomultipli semisse (pari a 1/2 di soldo) e tremisse (pari a 1/3 di soldo), quest'ultimo sempre più diffuso per la crescente carenza di oro.
Caratteristica del solido era la legenda COMOB che appariva sulla moneta, abbreviazione del titolo Comes Sacrarum Largitionum (conte delle sacre elargizioni), autorità che controllava le le finanze dell'impero a partire da Costantino, mentre OB (=obryzum) era ad indicare la purezza dell’oro. In principio sul dritto delle monete d’oro era rappresentato il busto dell’imperatore, senza nessuna connotazione fisionomica, mentre al rovescio era riportata l'immagine della Vittoria con la croce e il globo crucigero.
Per quanto riguarda la monetazione in argento, poco utilizzata, venivano prodotti il miliarensis e la siliqua, con un valore di 1/12 ed 1/24 di solidus.Il miliarense in argento, con un valore di 1/1000 di libbra d’oro e di 1/12 di solido; riportava al dritto una legenda in onore di Christus Victor. Questa immagine fu utilizzata per poco più di un secolo e nel 843 Michele III reintrodusse l'immagine di Cristo benedicente. Il miliarense finì per sostituire definitivamente le frazioni delle monete in oro, stabilizzando il sistema sull'uso del solido per le monete in oro, del miliarense per le monete in argento e del follis per le monete in bronzo.
ANASTASIO - Follis, 512-518, zecca di Costantinopoli.
Bronzo, Ø35 mm, peso 16.36 g
Fronte: A N ANAST IVS-P AVG. (Nostro Signore Anastasio Perpetuo Augusto).
Busto, tiara e drappeggio per corazza Anastasio con volto a destra.
Retro: Anépigraphe / B * - * / CON. Grande M con a lato due stelle a sei punte, con una croce e una B.
FOCA IL TIRANNO
Solidus
, 602-603, Zecca di Costantinopoli, oro, Ø 21 mm, peso 4,47 g.
Fronte: d N FOCAS - PERP AVI. (Nostro signore Foca perpetuo Augusto). Busto coronato di Foca, tiara e corazza con il globo nella mano destra
Retro: VICTORI-A AVGGE// CONOB. (La Vittoria del mese di agosto). Angelo con un lungo bastone nella mano destra e il globo nella mano sinistra
LA SVALUTAZIONE
A seguito di una svalutazione, Niceforo Foca (963-969) introdusse un solido leggero, detto tetarteron, caratterizzato da un peso pari a tre quarti di quello del solido originale; quest'ultimo venne rinominato histamenon e prodotto con una lega del 70% in oro.
La svalutazione delle monete proseguì nella seconda metà dell’XI secolo sotto gli imperi di Michele VII (1071-1078), Niceforo III (1078-1081) e Alessio I Comneno (1081-1118). Per quanto riguarda le monete in oro, la percentuale di metallo prezioso si ridusse fino al 10% , utilizzando leghe con percentuali sempre maggiori di argento e rame. Analogamente, anche la percentuale d'argento nel miliarense  si ridusse progressivamente, con sempre maggiori percentuali di rame, come accadde anche per le monete in bronzo, con una percentuale sempre maggiore di piombo.
Alessio I Comneno (1081 - 1118) introdusse una nuova moneta di oro chiamata iperpero (hyperperum), dal greco hypérpyros. Le frazioni dell'iperpero furono prodotti in elettro (lega di oro al 75% di argento) e in biglione (rame argentato). Il rapporto tra il valore dell’oro e quello del bronzo restò invariato, con 1 iperpero che valeva 288 follis.
Andronico II Paleologo nel 1295 accanto all’iperpero introdusse il basilikòn, una moneta di argento che si rifaceva al grosso veneziano. In un intervallo di tempo di circa cinquanta anni, il basilikon sostituì l’iperpero, che fu, però, ancora utilizzato come moneta di conto. Contemporaneamente veniva introdotto assarion come moneta in bronzo.
ALESSIO III. 1195-1203.
Hyperpyron. Zecca di Costantinopoli.
Cristo che benedice / Alessio III e S.Costantino in piedi di fronte con al centro la croce patriarcale
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duecentocinquanta nummi
Due nummi
cinque nummi
Follis anonimo I^ Crociata
Un nummo