Dinastia Teodosiana
364/378 - Valente
379/395 - Teodosio I il Grande

395/408 - Arcadio
408/450 - Teodosio II il Giovane
450/457 - Marciano

Dinastia Trace
457/474 - Leone I il Grande
474/474 - Leone II
474/491 - Zenone I Tarasio
475/476 - Basilisco
491/518 - Anastasio I

Flavio Basilisco regnò per un breve periodo (9 gennaio 475-agosto 476), quando l'imperatore Zenone fu obbligato a lasciare Costantinopoli a causa di una rivolta.
Dopo venti mesi di regno venne spodestato da Zenone, che catturò e uccise Basilisco e la sua famiglia.

Arcadio era il figlio maggiore di Teodosio I e Elia Flaccilla. Teodosio iniziò ad educare il figlio all'arte del governo sin dalla minore età. Nel 383, all'età di soli sei anni, Arcadio fu proclamato Augusto e console a 8. A 17 anni Arcadio si trovò a reggere il governo dell'Oriente sotto la guida del prefetto Flavio Rufino mentre il padre muoveva con l'esercito contro l'usurpatore Eugenio.
Alla morte di Teodosio I (17 gennaio 395), l'Impero romano venne diviso in Impero Romano d'Oriente e Impero romano d'Occidente. Arcadio ottenne il controllo dell'Impero d'Oriente, ovvero parte della prefettura dell'Illirico (Dacia e Macedonia) e quella d'Oriente (Tracia, Asia, Ponto, Oriente, Egitto), mentre il secondogenito di Teodosio, Onorio, divenne imperatore d'Occidente.
Arcadio, più che delle questioni politiche e militari era preoccupato di apparire come un pio cristiano. Morì di malattia, detenendo nominalmente il controllo dell'impero, nel 408.
ARCADIO. Nummo
TEODOSIO II. Miliarensis
BASILISCO. Solidus
ANASTASIO I. Mezzo Follis
Dinastia Giustinianea
518/527 - Giustino I il Grande
527/565 - Giustiniano I il Grande
565/578 - Giustino II
578/582 - Tiberio II Costantino
582/602 - Maurizio I Tiberio
602/610 - Foca il Tiranno
Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano - in latino Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus, meglio noto come Giustiniano I - (Tauresium, 11 maggio 483 – Costantinopoli, 14 novembre 565) nacque da Vigilantia, sorella dello stimato generale Giustino che lo adottò assicurandogli l'educazione. La carriera militare di Giustiniano fu contrassegnata da rapidi avanzamenti, ed un grande futuro si aprì per lui quando, nel 518, Giustino divenne imperatore. Giustiniano venne nominato console nel 521, e più tardi comandante dell'esercito d'oriente. Funse da reggente virtuale molto prima che Giustino lo rendesse imperatore associato il 1 aprile 527.
Il 1 agosto dello stesso anno, per la morte di Giustino, Giustiniano restò l'unico imperatore. Giustiniano fu un uomo di insolita abilità al lavoro, e possedeva un carattere moderato affabile e vitale ma privo di scrupoli e scaltro quando occorreva. Il suo governo coincise con il periodo d'oro per l'impero, con la riconquista di parte dei territori dell'Impero romano d'Occidente riportandolo all'espansione territoriale che aveva avuto sotto Teodosio I.
Intorno al 525 sposò Teodora, un'ex attrice che sarebbe divenuta molto influente nelle politiche dell'impero.
Giustiniano portò avanti un progetto di edilizia civile che ha lasciato capolavori come la chiesa di Hagia Sophia a Costantinopoli. Ma la maggiore eredità lasciata da Giustiniano è la raccolta normativa poi conosciuta come Corpus iuris civilis, una compilazione omogenea della legge romana che è tutt'oggi alla base del diritto civile, l'ordinamento giuridico più diffuso al mondo.
La peste che colpì l'impero al termine della vita di Giustiniano segnò la fine di un'epoca di splendore che non sarebbe più tornata.
L'espansione Territoriale durante il regno di Giustiniano I il Grande
GIUSTINO I IL GRANDE? Decanummo
GIUSTINIANO I IL GRANDE. Pentanummo
TIBERIO II COSTANTINO. Trenta nummi
MAURIZIO I TIBERIO. Dodici nummi
Dinastia Eracliana
610/641- Eraclio I
641/641- Costantino III Eraclio
641/641- Eraclio II o Eracleone Costantino
641/668 - Costante II Eraclio
668/685 - Costantino IV, Pogonato (il Barbuto)
685/695 - Giustiniano II Rinotmeto (naso mozzo)
695/698 - Leonzio II
698/705 - Tiberio III Apsimaro
705/711- Giustiniano II, Rinotmeto
711/713 - Filippico Bardane
713/715 - Anastasio II
715/717 - Teodosio III
L'impero di Bisanzio nel 641 alla morte di Eraclio I
ERACLIO I CON COSTANTINO - solido
ERACLIO CON COSTANTINO - Siliqua
ERACLIO, MARTINA e COSTANTINO - Follis
ERACLIO. Sei nummi, zecca di Alessandria durante l'occuazione persiana
Flavio Eraclio, meglio noto come Eraclio I era figlio di Epifania, di famiglia cappadoce, e del potente esarca di Cartagine Eraclio il Vecchio, di origine armena. Il giovane Eraclio era stato uno dei generali più importanti, sotto l'imperatore Maurizio, durante la guerra del 590 contro i Persiani.
Insoddisfatto del regno di Foca, Prisco, genero di Foca e prefetto di Costantinopoli, prese contatti con il potente esarca di Cartagine Eraclio il Vecchio formando un forte esercito e una grande marina da guerra, avviando così la ribellione. Il vecchio esarca sapeva che era troppo in là con gli anni, per poter condurre una guerra civile e affidò al figlio Eraclio il comando della marina e a suo nipote Niceta, il comando dell'esercito terrestre.
Niceta attaccò l’Egitto, batté le truppe fedeli a Foca e continuò la sua avanzata, verso la Siria meridionale, mentre il giovane Eraclio faceva rotta su Tessalonica (609), occupò alcune isole, pose d’assedio Costantinopoli e il 3 ottobre del 610 entrò trionfalmente nella capitale dell'impero romano d'oriente grazie, anche, alla rivolta degli abitanti della capitale che avevano appoggiato la causa d'Eraclio. Foca venne catturato, incatenato e portato su una nave bizantina, e decapitato con un’ascia dallo stesso Eraclio.
Quando Eraclio prese il comando dell'impero, si accorse che la situazione era disperata; l'Italia era invasa dai longobardi, i Balcani dagli avari, e le province della Giudea, Siria e dell'Anatolia, erano state invase dai persiani. Le province attorno alla capitale cadevano una dopo l'altra, causando il rischio di un isolamento della città dal resto dell'impero. Eraclio stava facendo di tutto per salvare il suo impero, mentre il comandante persiano Cosroe II faceva di tutto per distruggerlo.
Shahrvaraz, il più abile generale persiano, riuscì a conquistare tutta la provincia dell'Egitto, il più grande vivaio di grano dell’impero e questo portò, la fame e la diffusione della peste nell'impero romano d'oriente.
Eraclio si rese conto della necessità di dover intervenire per tentare di salvare ciò che era rimasto del suo impero. Riorganizzò l'esercito, arruolò più volontari possibili, concedendo terre militari in cambio del servizio, come era regola antica della legione romana, così da assicurare il pagamento ai suoi soldati. Eraclio guidò personalmente l’esercito romano contro i Persiani ottenendo, il 10 agosto 626 una grande vittoria che determinò la fuga dei persiani. Nel 627 riprese l’offensiva, battendo il nemico in Iberia e penetrando in Mesopotamia. Il 12 dicembre, presso l’antica Ninive, l'esercito persiano di Cosroe fu annientato durante la battaglia di Ninive e nel gennaio del 628. I Persiani erano sconfitti: lo scià venne imprigionato e fatto uccidere dal figlio maggiore, Kavadh II Shiroe. L’Impero Persiano era in collasso. Pochi mesi dopo Kavadh II morì.
Eraclio, vincitore, tornò a Costantinopoli ed il 14 settembre del 628 vi celebrò un magnifico trionfo, quindi, ottenute Siria, Palestina ed Egitto da Shahrvaraz, consegnò al Santo Sepolcro di Gerusalemme la Vera Croce, che in quegli anni era stata mantenuta intatta in Persia dall’orafo cristiano imperiale Jazdan.
Alla morte di Eraclio I divenne imperatore Costantino III, o Eraclio Costantino figlio maggiore dell'imperatore bizantino e della prima moglie Eudocia e co-imperatore Eracleone figlio di Eraclio avuto dalla seconda moglie Martina. Durante il loro regno gli arabi conquistarono l'Egitto.
Costantino morì di tubercolosi dopo soli quattro mesi di regno, lasciando Eracleona come unico imperatore.
A seguito delle voci che Martina ed Eracleona lo avevano avvelenato, l'esercito proclamò imperatore Costante II Eraclio, di undici anni, figlio di Costantino III.
Dinastia Isauriacaore
717/741 - Leone III l'Isaurico
741/741 - Costantino V Copronimo
741/743 - Artabasdus
743/775 - Costantino V Copronimo
775/780 - Leone IV il Cazaro
780/797 - Costantino VI il Cieco
797/802 - Irene l'Ateniana
802/811 - Niceforo I il Generale Logoteta
811/811 - Stauracio
811/813 - Michele I Rangabè
813/820 - Leone V l'Armeno
Dinastia Amoriana (Frigia)
820/829 - Michele II il Balbo
82/842 - Teofilo II
842/867 - Michele III l'Ubriaco
Dinastia Macedone
867/886 - Basilio I il Macedone
886/912 - Leone VI il Saggio
912/913 - Alessandro
913/959 - Costantino VII Porfirogenito
919/944 - Romano I Lecapeno
959/963 - Romano II
963/969 - Niceforo II Foca
969/976 - Giovanni I Zimisce
976/1025 - Basilio II il Bulgaroctono
1025/1028 - Costantino VIII
1028/1034 - Romano III Argiro
1034/1041 - Michele IV Paflagonico
1041/1042 - Michele V il Calafato
1028/1050 - Zoë
1042/1054 - Costantino IX Monomaco
1054/1056 - Teodora
1056/1057 - Michele VI Stratiotico
L'impero di Basilio II, 1025 circa
Basilio II salì al trono all'età di diciott'anni. Essendo figlio primogenito fu incoronato Imperatore bizantino. Suo fratello Costantino VIII era soltanto sedicenne e per giunta non interessato alla vita politica.
Durante il suo regno Bisanzio raggiunse l'apice delle sue fortune. Nominò pro-forma suo fratello co-imperatore, in quanto il potere rimase nelle sue mani.
Nei primi anni del suo impero il giovane imperatore dovette affrontare numerose guerre civili per opera di due generali: Bardas Sclero e Barda Foca il quale ambiva al trono essendo nipote dell'Imperatore Niceforo II, deposto ed assassinato da Giovanni I Zimisce, predecessore di Basilio.
La guerra civile si protrasse fino alla primavera del 979, quando si combatté la battaglia finale. Barda Foca, vedendo che la battaglia stava avendo esito negativo, sfidò a duello Barda Sclero che riuscì a fuggire, rifugiandosi dal califfo di Baghdad. Foca divenne così generale supremo delle forze bizantine.

Nel 986 Samuele di Bulgaria si era autoproclamato Zar di Bulgaria ed aveva invaso la Tessaglia. Nel corso di tale guerra il grosso dell’esercito di Basilio fu decimato in un' imboscata. Mentre tornava a Costantinopoli giurò solennemente che tutta la Bulgaria, un giorno, avrebbe pagato col sangue la sua disfatta.

Quando Sclero venne a conoscenza della sconfitta di Basilio II ad opera dei Bulgari si autoproclamò Basileus. Foca, che a quel punto era diventato popolare, si proclamò Basileus propose a Sclero di unire le forze per dividersi l'Impero. Sclero accettò, ma l'alleanza durò poco, in quanto Foca non aveva alcuna intenzione di mantenere le promesse fatte e fece imprigionare Sclero.
Basilio II non si pose il problema di intervenire subito per cui cercò un alleato e lo trovò in Vladimir di Kiev. Vladimir pose sotto il comando dell'imperatore seimila variaghi, pretendendo come unica contropartita la mano della principessa Anna, sorella di Basilio.

Nel gennaio del 989 i variaghi sbarcarono nel porto del Corno d'Oro al comando di Basilio e colpirono di notte l'accampamento di Barda Foca anniettandolo; solo tre soldati furono consegnati all'Imperatore, il quale ordinò che il primo fosse impiccato, il secondo impalato ed il terzo crocifisso. Barda Foca tornò alla carica con l'altra metà dell'esercito ma fu sconfitto, e tutti i ribelli trucidati.
Sclero, che era riuscito a fuggire dalla sua prigionia, era vecchio e stanco ed accettò le condizioni di pace dell' imperatore.
Tra il 1000 e il 1004 Basilio iniziò una campagna punitiva contro i Bulgari.
L'odio dell'imperatore causato dalla disastrosa campagna condotta contro di loro 20 anni prima, non era stato attenuato dal tempo. La sua ferocia nel punire tale popolazione fu tale da fargli assumere l'appellativo di Bulgaroctono, ovvero "massacratore di Bulgari". Basilio catturò circa 15.000 Bulgari, li accecò tutti e li mandò dal loro re. I prigionieri erano stati messi in fila a gruppi di cento, e al primo della fila era stato cavato un occhio solo, in modo che potesse condurre i suoi compagni. Lo Zar, sconvolto nel vedere come la sua grande armata era stata distrutta, morì due giorni dopo. La guerra proseguì fino al 1018, e finì con la vittoria dei bizantini.
Con questa vittoria Basilio riportò tutta la penisola Balcanica sotto il controllo dell'Impero Bizantino.
IRENE - Solidus
Alla morte di Leone IV (780), gli succedette il figlio Costantino VI. La reggenza venne assunta dalla madre di questi, Irene, avendo Costantino all'epoca solo nove anni
BASILIO II - Miliaresiom
Basilio II e Costantino VIII
Dinastia dei Comneni (secondo periodo)
1081/1118 - Alessio I Comneno
1118/1143 - Giovanni II Comneno
1143/1180 - Manuele I Comneno
1180/1183 - Alessio II Comneno
1183/1185 - Andronico I Comneno

Dinastia degli Angeli
1185/1195 - Isacco II Angelo
1195/1203 - Alessio III Angelo
1203/1204 - Alessio IV Angelo
1203/1204 - Isacco II Angelo
1204/1204 - Alessio V Murzulfo
Dinastia dei Lascaris
(in esilio nell'Impero di Nicea)
1204/1204 - Costantino XI
1204/1222 - LascarisTeodoro I Lascaris
1222/1254 - Giovanni III Ducas Vatatzes
1254/1258 - Teodoro II Lascaris
1258/1261 - Giovanni IV Lascaris
Alessio I Comneno era il figlio terzogenito di Giovanni Comneno e nipote di Isacco I Comneno (Imperatore dal 1057 al 1059). Giovanni non aveva accettato il trono di Bisanzio al momento dell'abdicazione del fratello Isacco; di conseguenza a lui succedettero quattro basileis di altre casate fra il 1059 e il 1081.
Sotto Romano IV Diogene (1067 - 1071), Alessio I divenne generale e si distinse in guerra contro i turchi selgiuchidi. Con Michele VII Parapinace (1071 - 1078) e Niceforo III Botaniate (1078 - 1081) e nel 1071 contro i ribelli in Asia Minore, Tracia e in Epiro.
Alessio divenne imperatore all'età di trentatré anni e adottò il figlioletto di Michele VII e di Maria d'Alania (una principessa alana del Caucaso), il principe Costantino Ducas, proclamandolo suo erede al trono.Il rapporto di Alessio con Maria continuò e poco dopo la nascita, sua figlia Anna Comnena, fu fidanzata a Costantino Ducas. La situazione mutò quando nacque il figlio primogenito, Giovanni II Comneno e la condizione di erede di Costantino finì. Alessio si estraniò da Maria, privandola del titolo imperiale. Poco dopo l'adolescente Costantino morì e Maria fu confinata in un convento.

Il regno di Alessio durò quasi trentasette anni e fu caratterizzato da una serie quasi ininterrotta di conflitti. Nella fase iniziale del suo regno dovette respingere il violento attacco dei normanni che presero con facilità Durazzo, Valona e Corfù. Alessio decise per lo scontro diretto e rapidamente riconquisto i territori perduti.
Si rassegnò al fatto che tutta l'Asia minore fosse sotto dominio turco, e firmò un trattato di pace con il sultano Sulayman.

La preoccupazione di un attacco contemporaneo sulla capitale da est e da ovest si stava avverando. Alessio ne uscì col primo dei suoi capolavori politici: si alleò con i cumani, una popolazione nomade di lingua turca che era penetrata nei Balcani assieme ai peceneghi. La battaglia decisiva si ebbe ai piedi del monte Levunium. e si risolse in una quasi completa distruzione dei peceneghi. Questa vittoria fece una grandissima impressione e veniva dopo decenni di continue sconfitte per l'Impero di Bisanzio.
« Fu straordinario vedere un intero popolo cancellato in un solo giorno. Era il 29 aprile 1091, un martedì. Per questo motivo i bizantini ancora oggi dicono : "Per un solo giorno gli sciti (cioè, i peceneghi) non videro mai maggio". »

Alessio adottò una politica spregiudicata; aveva usato i cumani contro i peceneghi e il sultano Kilig Arslan contro l’emiro Çaka, i veneziani contro i normanni, i turchi contro i crociati e i crociati contro i turchi, in un alternarsi di alleanze che apparirà come opportunismo agli occhi degli storici occidentali.
Nel 1096 Alessio dovette affrontare le difficoltà provocate dall'arrivo dei cavalieri della Prima Crociata: egli infatti pensava a un aiuto da parte dell'occidente nella sua guerra contro i selgiuchidi e non all'immenso stuolo di gente che si era riversato sulle sue terre.
Il secondo e assai più grande stuolo di cavalieri, guidato da Goffredo di Buglione, arrivò a Costantinopoli nel dicembre 1096 con la promessa che le vittorie da esso conseguite avrebbero fatto recuperare all'impero bizantino un numero di città importanti e di isole — Nicea, Chio, Rodi, Smirne, Efeso, Filadelfia, Sardi, e di fatto gran parte dell'Asia Minore (1097–1099).
La marcia dell' esercito bizantino-crociato fu rapidissima.I turchi furono ripetutamente sconfitti e si ritirarono nell’ Anatolia L'esercito crociato puntò direttamente su Antiochia. Nel lungo assedio che ne seguì l'esercito bizantino inspiegabilmente si accampò a Cipro.
Alessio non aveva nessuna intenzione di impegnarsi nella conquista di una città così lontana dal suo regno, ma voleva consolidare i territori appena strappati ai turchi nell’ Asia Minore e inviò suo cognato Giovanni Ducas a conquistare Smirne ed Efeso, e poi anche Filadelfia e Sardi.
Nel 1105 i bizantini dovettero affrontare un secondo conflitto con i normanni che dovettero combattere contemporaneamente contro i turchi facilitanto il compito ad Alessio.
Alessio assediò Durazzo e sconfisse due volte l'esercito normanno che fu costretto a venire a patti ed accettare l'umiliante Trattato di Devol (settembre 1108) che rafforzava notevolmente il dominio bizantino sul mar Adriatico e sui Balcani, spostando quindi definitivamente il baricentro dell'impero bizantino dall'oriente e dall'Asia Minore all'occidente, e facendolo diventare uno stato greco-balcanico. È significativo che tra i firmatari del trattato di Devol ci fossero anche i rappresentanti del kral (re) d'Ungheria (altra grande potenza balcanica). Alessio, con la sua consueta preveggenza, favorì il matrimonio di suo figlio Giovanni II di Bisanzio con Piroska d'Ungheria (poi chiamata Irene), figlia del re Ladislao I (San Ladislao d'Ungheria).
Alessio I morì il 15 agosto 1118.
GIOVANNI II COMMENO. Hyperpiron
ALESSIO I COMMENO. Tetarteron
L'impero di Alessio I nel 1118
1259/1282 - Michele VIII Paleologo
1282/1328 - Andronico II Paleologo
1295/1320 - Michele IX
1328/1341 - Andronico III Paleologo
1341/1376 - Giovanni V Paleologo
1347/1354 - Giovanni VI Cantacuzeno
1376/1379 - Andronico IV Paleologo
1379/1391 - Giovanni VI Cantacuzeno
1390/1390 - Giovanni VII Paleologo
1391/1425 - Manuele II Paleologo
1399/1402 - Giovanni VII Paleologo
1425/1448 - Giovanni VIII Paleologo
1449/1453 - Costantino XI Dragases
Dinastia Paleologa e Cantacuzena (restaurata a Costantinopoli)
Impero Bizantino sotto il regno di Michele VIII Palaeologo. 1282 circa.
Nel 1258 moriva a 36 anni l'imperatore Teodoro II Lascaris e gli succedeva al trono il figlio Giovanni IV Lascaris, che era ancora un bambino. La reggenza venne affidata a Giorgio Muzalon che, durante il rito funebre di Teodoro II, fu assassinato.
Michele Paleologo, il più abile rappresentante dell'aristocrazia assunse la reggenza e verso la fine dello stesso anno fu incoronato co-imperatore.
Michele si rese ben presto conto che per poter mantenere e ampliare i domini imperiali avrebbe avuto bisogno di grandi mezzi militari e finanziari che la struttura statale non era più in grado di garantire. I propri nemici naturali erano i normanni, i greci di occidente, la Repubblica di Venezia con i territori disseminati nel mar Egeo e i regni balcanici di Serbia e Bulgaria. Per far fronte a questo potenziale schieramento c'era bisogno di un'accorta politica basata sulla diplomazia.
Nel 1259, Giovanni Paleologo, fratello di Michele VII sconfisse l'esercito normanno con i quattocento cavalieri inviati da Manfredi, re di Sicilia.
Nel 1261 Michele VIII stese un accordo con la repubblica di Genova da opporre alla potenza navale di Venezia,
Sempre 1261 un'esercito bizantino di 800 uomini occupò Costantinopili, allora in mano ai latini e il 15 agosto Michele fece il suo ingresso nella città che lo accolse trionfante, sì auto incoronò, e con lui incoronò anche il figlio Andronico II Paleologo, nominandolo co-imperatore. L'obiettivo principale era stato conseguito e l'impero guadagnava consenso e visibilità internazionale.La restaurazione della potenza bizantina era compiuta.
Pochi mesi dopo Michele VIII fece accecare il giovane legittimo imperatore, Giovanni IV Lascaris, pratica molto usata dalla tradizione bizantina per mettere fuori causa gli avversari. Da quel momento aveva inizio la dinastia dei Paleologi che sarebbe durata fino alla fine dell'impero.
Michele, aveva compreso il grande peso politico della Chiesa romana e prese contatto con papa Urbano IV (1261-64) prospettandogli l'unificazione delle chiese cristiane. Nella primavera del 1263 la flotta genovese-bizantina subì una pesante sconfitta ad opera dei Veneziani. Michele si disimpegnò con la Repubblica di Genova per intavolare con Venezia nuove trattative. Tuttavia la rottura con Genova fu solo temporanea e Michele VIII nel 1267 tornò ad allearsi con Genova. Il ritorno di Genova a Costantinopoli pose fine alle incertezze di Venezia che nel 1268 ratificò l'accordo, sia pure senza la clausola riguardante l'espulsione dei genovesi. Il doppio accordo con le due Repubbliche marinare italiane consentì ai bizantini di sfruttare la rivalità delle due città, con la grave conseguenza di azzerare la propria potenza navale, un danno che si fece pesantemente sentire negli anni successivi.
Dopo la morte di Gregorio X (1276) a Roma si rafforzò l'influenza angioina e si interruppe l'alleanza bizantino-romana. L'elezione del francese Martino IV nel 1281 fece del papa uno strumento potente per la politica di Carlo d'Angiò. inoltre il papa condannò come scismatico l'accordo conciliare del 1274 per l'unione delle chiese. La politica unionista di Michele VIII era così definitivamente fallita.
Le potenze occidentali si unirono per la lotta contro Bisanzio ed i sovrani balcanici si aggregarono all'alleanza.
Ma nel momento più critico la situazione cambiò radicalmente Il 31 marzo 1282 scoppiò la rivolta dei Vespri Siciliani, un grande congiura contro il dominio angioino finanziata dal danaro di Bisanzio. Carlo d'Angiò riuscì a stento a conservare i territori situati nell'Italia continentale ma dovette abbandonare definitivamente le mire espansionistiche contro Bisanzio.
La brillante politica di Michele VIII aveva consentito di aumentare considerevolmente il peso politico dell'impero a livello internazionale.
Gli interessi sbilanciati verso occidente avevano indebolito la struttura difensiva in Asia e la situazione finanziaria era piuttosto precaria:due situazioni che sarebbero state pagate duramente dai successori di Michele VIII.
ANDRONICO II con MICHELE IX. Basilicon
MICHELE VIII. Tracky
Anonimo ai tempi di ANDRONICO II e MICHELE IX. Basilicon
IMPERO DI TREBISONDA. Asper
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Nella primavera del 1453 gli eserciti e la flotta di Maometto II strinsero d'assesio Costantinopoli: oltre 160.000 uomini provenienti provenienti da tutte le regioni del dominio turco. Da parte cristiana poco più di 7.000 difensori, stretti attorno a Costantino XI Dragases che per un gioco del destino portava lo stesso nome di Costantino I, fondatore della città. Sarebbe stata l'ultima e più eroica battaglia nella storia di un impero millenario.

Martedì 29 maggio del 1453 fu l'ultimo giorno di Costantinopoli. All'una e mezza di notte Maometto II diede l'ordine di attaccare e le campane delle chiese presero a suonare per avvisare la città che la battaglia finale era iniziata.
Maometto II sapeva che per vincere non avrebbe dovuto concedere tregua ai cristiani, in modo tale da evitare la possibilità di potersi riorganizzare. I primi soldati che il sultano mandò all'attacco furono i bashi-bazuk, male armati e peggio addestrati. Per due ore e mezza i bashi-bazuk continuarono ininterrottamente ad attaccare i cristiani finché, alle quattro del mattino, Maometto II ordinò alla seconda schiera di combattenti di intervenire. Questa era costituita da reparti di soldati arruolati in Asia Minore, molto ben equipaggiati e addestrati. Questi ultimi furono però subito circondati dai soldati comandati direttamente da Costantino e conseguentemente annientati. Gli ultimi ad intervenire nella battaglia furono i reparti di élite degli Ottomani, i giannizzeri. Bizantini e latini erano spossati: combattevano ormai da cinque ore ininterrotte e non avrebbero potuto resistere a lungo.
La situazione, per i Bizantini, precipitò poco dopo l'alba: il capitano Giovanni Longo Giustiniani fu ferito ed allontanato dalla battaglia dai suoi uomini. Molti difensori latini interpretarono questa mossa come una fuga disperata e fuggirono alle barche. Maometto II si accorse di ciò, e ordinò ai giannizzeri di concentrare l'attacco sulle postazioni genovesi. I bizantini iniziarono ad arretrare e, trovandosi accerchiati, vennero quasi tutti massacrati. Costantinopoli era ormai perduta e l'impero bizantino, ultimo erede della grande Roma, aveva cessato di esistere, bagnato dal sangue di un manipolo di eroi.
Gli storici, sono quasi certi nel sostenere che Costantino XI perdette la vita nei pressi della porta di San Romano:
Dopo aver lasciato le insegne imperiali, egli si gettò nella mischia assieme ai suoi ultimi compagni, e scomparve per sempre dopo aver ucciso, si dice, l'iperbolica cifra di seicento Ottomani.
Il corpo fu riconosciuto grazie agli stivali che indossava, color porpora, colore che solo gli imperatori bizantini avevano il diritto di portare.