CENT'ANNI DI STORIA (E OLTRE) DELLA BAMBOLA ITALIANA:
LA FURGA
La storia della Furga è lunghissima e appassionante, e solo alcune parti di essa sono state materialmente scritte; interi capitoli vivono ancora soltanto nei racconti di vecchi operai, e si starebbe ore ad ascoltare anziane signore che, spiegando il loro lavoro, muovono le mani compiendo gesti rituali, come se fra quelle mani stringessero ancora una bambola. Anzi, ci si aspetta quasi che questa bambola si materializzi, come per incanto, dinnanzi a noi. Per riassumere, diremo che la Furga fu fondata da Luigi Furga Gornini, Nobiluomo di Mantova che a Canneto sull'Oglio aveva possedimenti terrieri e vi si trasferiva dalla città nei mesi estivi. Fra il 1870 ed il 1875 impiantò a Canneto un laboratorio per la fabbricazione di maschere in cartapesta: l'idea gli venne da un certo Ceresa, che fu per molti anni operaio in una fabbrica tedesca di maschere carnevalesche. Tale impresa durò poco e Luigi Furga Gornini iniziò a produrre bambole, sfruttando l'esperienza ormai acquisita dagli operai nella lavorazione della cartapesta. Le prime bambole Furga ebbero dunque corpo in cartapesta e testa in composto di cera, ma non si conoscono pezzi originali. Nella Guida Amministrativa commerciale e industriale della Città e provincia di Mantova del 1915-1916 (Ostiglia, La Sociale, 1915), la Furga viene citata con queste parole: Produce in ispecie bambole di cera e biscqui che sono molto ricercate in commercio per la loro ottima fabbricazione. Maggiormente documentata è invece la produzione di bambole con teste in biscuit, montate su corpi in legno, cartapesta e composizione. Inizialmente, tali teste venivano importate dalla Germania: ciò è confermato dal ritrovamento, nelle cantine del Palazzo Furga a Canneto, di numerose teste sfuse in biscuit, di dimensioni diverse, la maggior parte delle quali della tedesca Heubach di Köppelsdorf. Quel che non è dato sapere, invece, è la data di inizio di questa importazione, che potrebbe andare dalla fine dell'800 sino ai primi anni '20. Nel 1922 nasce infatti la Ceramica Furga, che comincia a produrre a Canneto teste in biscuit, piccole bambole, pupazzi in tutto biscuit e servizietti da cucina per il gioco.
di PAOLA BERETTA
Bambola con testa in biscuit e corpo composito.
Pagliaccio con testa in biscuit e corpo in legno.
Bebé caratterizzato con testa in biscuit, corpo in stoffa imbottito e mani in composizione.
Furga, anni ’20.
(Fotografia tratta da "Effetto bambola" di Marco Tosa, edizioni Idealibri, 1992.
Collezione Patrizia Bonato, Venezia)
La produzione di teste e bambole in biscuit continua sino alla metà degli anni '30; in seguito, gli impianti della Ceramica Furga vengono definitivamente convertiti per la fabbricazione di vasellame, servizi di piatti, da caffè e da tè, sia per la casa che per il gioco. La Ceramica Furga ha cessato al propria attività verso la fine degli anni '50. Nelle bambole Furga con testa in biscuit il busto è in cartapesta, gessata e dipinta di rosa (spesso, però, troviamo pezzi di colore giallo-bruno: si tratta di un colore dato dall'ossidazione della vernice nel tempo). Gli arti sono in legno, gessato e dipinto, con giunti sferici per le articolazioni alle spalle, ai gomiti, alle anche ed alle ginocchia. Le mani, che in alcuni esemplari presentano uno snodo ai polsi, sono in composizione, mentre i piedi sono in cartapesta e composizione. Gli occhi possono essere fissi o mobili; i denti - quasi sempre presenti - sono in biscuit, mentre la calotta che richiede la testa e sulla quale poggia la parrucca - in lana mohair o capelli veri - è sempre in cartapesta. Nei bébés caratterizzati braccia e gambe sono interamente in composizione, prodotti in due metà, unite e gessate, all'interno delle quali è inserita una sfera in legno per lo snodo. Altri bébés portano invece corpi in stoffa imbottita, con mani in composizione. Nei primi anni '20 nascono poi le mignonettes, piccole bambole interamente in biscuit, con testa e busto in unico pezzo ed arti snodati all'attaccatura. Alcuni esemplari hanno occhi dipinti, altri in vetro, fissi; le parrucche sono in lana mohair. Esse presentano sempre calze bianche con bordo blu, e scarpette nere con tacco, modellate e dipinte. Le loro misure variano tra i 10 ed i 25 centimetri; i pezzi più grandi hanno anche i denti. Interessanti sono i marchi di fabbrica - seguiti da numeri corrispondenti al tipo di bambole - che troviamo sulla nuca delle bambole a contraddistinguere la produzione di quegli anni: "Furga Canneto s.Oglio" è senz'altro il più famoso, ma nelle cantine del Palazzo Furga sono stati ritrovati modelli recanti le firme più svariate: "Made in Italy", "Italy", "F.C. s/O" (Furga Canneto sull'Oglio), "F." (Furga?), "LCF" (Luigi Furga Canneto?). Sulle teste di alcuni bébés caratterizzati troviamo, oltre ai numeri, una B; nelle pupe, le misure sono espresse in frazioni: 1/2, 1/3, eccetera nei modelli marcati "Made in Italy" e "Italy", mentre in altri modelli la numerazione indicata sulla nuca corrisponde all'altezza della bambola finita: "600." sta dunque per una bambola alta 60 centimetri, "950." per una alta 95, eccetera.
Modello in gesso per la produzione di teste in biscuit.
Marchio Furga delle teste in biscuit, 1922 circa.
Come abbiamo detto, la produzione di teste e bambole in biscuit continuò, da parte della Furga, sino alla metà degli anni '30, affiancata da altre meno costose, ma non raggiunse mai i livelli qualitativi delle coeve francesi e tedesche: i modelli, infatti, sono spesso copiati da altri, mentre gli abiti sono estremamente semplici. Del resto, l'acquirente medio italiano non avrebbe potuto permettersi l'acquisto di bambole più pregiate. Nel 1919, con la nascita della torinese Lenci e l'avvento delle sue splendide bambole in feltro, la Furga incontra non poche difficoltà. Per cercare di contrastarne la concorrenza, l'azienda cannetese inizia quindi la produzione di bambole in cartone pressato ricoperto in feltro. Pur se scarsamente documentata, questa produzione va dalla fine degli anni `20 agli anni `40, con bambole-bambine e bèbès destinati al gioco, o bambole da boudoir con ricchi abiti in organza di lino e l'espressione altera del volto. In questi esemplari i lineamenti del volto sono dipinti a mano, con l'ausilio di maschere; i capelli sono in lana mohair, oppure in seta. La produzione avviene stampando del cartoncino, inumidito con acqua e sapone, con presse a bilanciere. Alle due estremità della pressa erano fissati stampo e controstampo del pezzo che si desiderava pressare: i pezzi prodotti con questo sistema sono stampati in due metà, e successivamente incollati. Stampando la parte anteriore della testa, il cartone veniva sovrapposto al feltro, uniti insieme da uno strato di colla: una volta stampato il viso, il feltro in eccesso veniva incollato, avvolto e opportunamente cucito sulla parte posteriore del capo. Lo stesso procedimento veniva utilizzato per il busto, mentre per gli arti in cartone pressato il rivestimento in feltro veniva infilato a mo' di guanto. In altre bambole, gli arti sono invece in feltro imbottito con kapok. Cartapesta e cartone pressato, dunque: sono questi i materiali con i quali l'industria cannetese affronterà gli anni '30 e buona parte del decennio successivo. La cartapesta, ricoperta in stoffa o con uno strato di gesso e successivamente dipinta, permetteva di fabbricare bambole a basso costo, con risultati qualitativi apprezzabili. Gli occhi delle bambole interamente in cartapesta sono generalmente dipinti, ma si conoscono pezzi con occhi in vetro, che si chiudono e guardano di lato. I capelli sono in lana mohair e le varie parti del corpo sono tenute insieme da elastici. La produzione di bambole in cartapesta è stata piuttosto limitata ed è cessata verso la fine degli anni '40, sostituita da altre composizioni. Per la lavorazione della cartapesta si parte da un primo modello in creta e da uno successivo in gesso. Per il cartone pressato, lo stampo veniva fuso in ghisa o altro metallo: una metà in negativo (femmina) e l'altra in positivo (maschio). Lo stampo e il suo controstampo così ottenuti venivano montati su di una pressa. Sopra lo stampo femmina veniva quindi posto del cartone leggero, ondulato, inumidito con acqua e sapone; in corrispondenza del naso e della bocca si mettevano più strati di cartoncino, in modo da rendere più resistenti proprio quelle parti del volto maggiormente soggette ad urti. Il controstampo maschio, scendendo, andava a pressare il cartone sottostante e, nel contempo, una lama tagliava il cartone in eccedenza. I pezzi erano dunque sempre stampati in due metà, incollati successivamente o uniti con piccoli ganci metallici. Il procedimento usato per la cartapesta non è molto diverso da quello descritto per il cartone pressato: anche qui i pezzi venivano prodotti in due metà e successivamente incollati. Lo stampo, però, era in gesso, nel quale le operaie sovrapponevano, pressandoli a mano, più strati di carta da pacco. La carta, tagliata in piccole strisce, veniva inumidita con acqua e sapone. I pezzi così ottenuti erano poi sottoposti a essicazione. La cartapesta fatta a mano si utilizzava per i pezzi di grandi dimensioni, ad esempio i cavalli a dondolo.
Reparto Furga per la produzione di cavalli a dondolo in cartapesta.
Seconda metà degli anni ’40.
La gessatura della cartapesta avveniva a spruzzo o, per le parti più piccole, ad immersione in una speciale mistura; questo procedimento rendeva la superficie uniforme e pronta per essere decorata. La dipintura era data a spruzzo, mentre i particolari venivano fatti a pennello, a mano libera o con l'ausilio di maschere. E' comunque bene precisare che la cartapesta e il cartone pressato possono equivalersi, nella definizione di materiale costruttivo, dal momento che il concetto di "carta pestata" si può applicato ad entrambi i sistemi produttivi. Affiancata alla produzione di bambole in cartapesta o ricoperte in feltro, inizia per la Furga una produzione ben più ampia, e largamente rappresentata, di bambole con testa in cartone pressato, gessato e dipinto, corpo e arti in stoffa imbottita con truciolo di legno. In questi pezzi braccia e gambe sono uniti al busto da un filo di ferro, piegato all'estremità su di una rondella, anch'essa in ferro, per proteggere la stoffa ed evitarne la lacerazione. Le dita delle mani sono unite, delineate da cuciture: solo il pollice è isolato. La testa, che è del tipo con le spalle, viene fissata direttamente al corpo mediante colla e chiodi. In esemplari con collo a flangia, invece, la testa è stretta da una corda alla chiusura del busto in stoffa. I tratti del volto sono dipinti a mano, mentre la coloritura generale è data a spruzzo. Le parrucche sono in lana mohair. Le bambole più grandi hanno generalmente testa in pastello - composizione di terra di Vicenza, segatura, scarti di cotone, colla di farina ed amido - ma il corpo continua ad essere di stoffa. Quelle più piccole, invece, hanno testa e busto in cartone pressato in unico pezzo, con arti in stoffa imbottita. Costruite con materiali cosiddetti poveri, queste bambole sono abbigliate altrettanto poveramente, con abiti semplici, confezionati spesso con stoffe - molto probabilmente scarti di altre lavorazioni - poco pregiate e con appena qualche elemento decorativo nel colletto, o l'inserimento di brevi pizzi e di piccole gale. Abiti più elaborati avrebbero richiesto un impiego maggiore di tempo nella loro confezione. Alcune bambole indossano, addirittura, mutande in carta crespata, bordate da nastrini in raso, segno che, anche nella povertà di mezzi e tempi, vi era una certa cura dei particolari. Nelle gambe di alcuni esemplari, tre diversi tipi di tessuto, cuciti insieme, segnano l'arto, la calza e la scarpa. Le scarpe sono sostenute, all'interno, da una soletta in cartone.
Cartellino pubblicitario dei prodotti Furga,
in uso dalla metà degli anni ’30 al 1940 circa.
SEGUE