La prima esposizione di bambole in feltro (che “non era una stoffa tessuta, ma erano tanti pelini di lana pressati) fu a Zurigo nel 1923. Seguì un’esposizione a Parigi nel 1924, dove la Lenci produsse una bambola con le sembrianze della celebre cantante Josephine Backer. Anche Mistinguette, “le più belle gambe del mondo” ebbe la sua bambola ritratto né sfuggì Rodolfo Valentino. Espose poi a Roma e a Milano, alla Biennale di Monza, dove il Duce si complimentò con lei. Le bambole venivano acquistate anche da musei italiani ed esteri. La regina Elena andò a visitare la fabbrica: “Anche lei voleva avere bambole per fare regali. Arrivò anche una delegazione in visita dal Giappone. Ai giapponesi le Lenci piacevano, e molto. Il successo implica imitazione: le bambole Lenci vengono imitate dal ’27 in poi dappertutto, in Italia, Germania, Francia, Inghilterra.
Le imitazioni costano meno e la concorrenza è particolarmente agguerrita in un periodo in cui è in atto una crisi economica che culminerà nel 1929, crendo grossi problemi alla Lenci. Si riprenderà solo affiancando ai giocattoli la produzione di ceramiche artistiche. Le ceramiche ebbero un successo immediato e grandissimo. Tuttavia alcuni artisti cominciarono ad aprire laboratori per conto loro.
Negli anni ‘30 l’azienda Lenci con oltre seicento dipendenti è stretta dei debiti e si rende necessario l’ingresso di soci. Nel ’33 i fratelli Garella, entrano con il cinquanta per cento delle quote). Diventeranno proprietari esclusivi dopo il 1937, quando la signora Elena verrà assunta come direttrice artistica per 5 anni, con scadenza il 31 dicembre 1941. Nel 1936 il marito Enrico si ammala e muore nel 1938. Per Elena inizia un secondo periodo cupo. Nel 1940, un anno prima della scadenza del contratto si dimette ed esce definitivamente dalla fabbrica non più sua, e che commercializza edizioni ridotte delle sue bambole con il nuovo nome Ars Lenci.
Gli anni fra le due guerre sono all'insegna del genio artistico dei fondatori.
La ditta Lenci aprì le porte ad artisti, quali Dudovich, Riva, Sturani, Chessa, Vacchetti, Formica, che lì s’incontravano e riempivano album dei loro schizzi creando nuovi modelli di bambolotti considerati vere opere d’arte.