Nell’antichità la bambola era uno strumento religioso, magico, dal significato simbolico di buon auspicio, legato alla femminilità, alla fertilità e all’abbondanza. Di norma venivano raffigurate donne adulte e le spose, prima della cerimonia, le portavano nel tempio della dea Artemisia dove si svolgeva il rito che simboleggiava la fine dell’infanzia, mentre le bambole in epoca medioevale e rinascimentale erano spesso intagliate da un unico blocco di legno, a volte anche in grandezza naturale, con articolazioni mobili, abiti con vesti preziose e gioielli ed erano uno status per le classi più abbienti. Esistevano bambole in argilla riempite di palline in terracotta affinché facessero rumore, ed erano destinate ai bambini piccoli.
Ma è con la fine del settecento e i primi dell’ottocento che i giocattoli in genere non sono più un privilegio delle classi nobili, è l’epoca dell’affermazione della bambola come elemento di gioco destinato ai bambini.

Tra i famosi produttori di bambole spiccano:
la Jumeau (1841), la Stainer (1855) e la Bru (1867 - nota per gli esemplari di lusso Parisiennes e bebé) in Francia,
la Kämmer&Reinhardt (1886 - produttrice dei più bei bebé-caractère) e Armand Marseille (1885) considerato tra i migliori fabbricanti tedeschi in Germania,
la famiglia Pierrotti (1800) e Augusta Montanari (1851), immigrati italiani giunti in Inghilterra e famosi per la produzione di bambole di cera,
la ditta Ludwig Greiner (1859) il più importante produttore americano di bambole in cartapesta o pasta di legno.
In italia, nel 1875 la Furga produce bambole con teste in biscuit e occhi mobili su corpo in cartapesta e nel 1919 a Torino viene fondata la Lenci, famosa per le bambole in feltro.
Il successo commerciale ed artistico di questi famosi fabbricanti di bambole si protrarrà, in media, per qualche decina d’anni (la famiglia Pierrotti produrrà bambole dal 1800 al 1930). Saranno poche le aziende che riusciranno a superare gli anni bui della seconda guerra mondiale per essere definitivamente spazzate via nel 1959 da una nuova bambola, la Barbie dell'americana Mattel.
IMG.fonte web
Germania 1920
Francia 1880
Francia fine 1800
BIBLIOGRAFIA:
Museo della Bambola - Rocca Borromeo - Angera. Edizione Castello del Lago s.r.l. Anno di pubblicazione (?)
di Marco Tosa (curatore del Museo della Bambola) . Formato 21x29,7 cm - 48 pagine tutte a colori:
Effetto Bambola. Storia, Tecnica Collezionismo di Marco Tosi.
Formato 24x32 cm. Tutte a colori. Edizione IdeaLibri. 1987.
L'immagine che vedete è un angolo della cameretta delle mie figlie:
Margherita di 10 anni e Mariasole di 6.
Anche noi, come tante famiglie, abbiamo una bambola in ogni angolo della casa. Sono bambole di ogni genere, di ogni stile, acquistate in negozio o al mercatino, bambole regalate dalla nonna, da una zia, o dai compagni di scuola per la festa di compleanno. Alcune sono mie .
Sono bambole senza una storia artistica, prive di un reale valore economico ma che hanno il fascino per cui sono state create. Essere le migliori amiche delle loro padroncine. E tutte le bambole hanno qualcosa da raccontare, da mostrare. Qualcuna è una vera signora, un'altra è discreta, l'altra diligente ed elegante. C'è la star hollywoodiana, la pupa moderna e scatenata e la bambola preferita perché è perfettamente uguale a noi.
Non aspettavi di vedere chissà quali bambole ma sappiate che, pur essendo dei giocattoli fanno parte della nostra famiglia e che quando le mie figlie diventeranno grandi le ricorderanno con piacere e si rammaricheranno se qualcuna di loro è andata persa e rotta.
Lo dice anche il titolo di presentazione di questa pagina. Avete mai chiesto alla vostra mamma o alla nonna di raccontarvi la storia della loro bambola?
Grazie per l'attenzione. Daniela