Entrata in guerra un anno dopo l’inizio delle ostilità, l’aviazione italiana era in una condizione di netta inferiorità rispetto agli altri colliberigeranti. Il materiale che equipaggiava le squadriglie caccia, nella quasi totalità di costruzione francese, era in massima parte superato. L‘industria italiana non aveva ancora prodotto macchine competitive, e per buona parte del conflitto fu utilizzato materiale proveniente dalla Francia, quali i Neuport, gli Hanriot e gli Spad o aerei costruiti su licenza, fatta eccezione nel settore degli aerei da combattimento marittimi con i Macchi della serie L e M e gli ottimi bombardieri Caproni della serie Ca.3.
Questi aerei furono tra i primi bombardieri al mondo ad essere sviluppati ed impiegati per questo specifico compito. Infatti la loro prima missione di guerra ebbe luogo il 20 agosto 1915 con un bombardamento sul campo di aviazione austriaco di Aisovizza.
Nel 1916 l’industria nazionale, sotto l’impulso della necessità, era riuscita a produrre 1.225 aerei. I reparti in linea erano composti da 49 squadriglie ripartite in 13 da bombardamento, 22 da ricognizione, 9 da caccia e 5 per la difesa di zone importanti e strategiche.
Solo nel 1918 i veivoli di progettazione italiana cominciarono ad essere messi in linea ma il loro contributo fu minimo. Sempre nel 1918, la caccia italiana venne impiegata seguendo criteri di assoluta novità nella guerra aerea. Gli aerei andarono all’attacco con formazioni massicce impegnandosi in combattimenti duri, contribuendo ad eliminare definitivamente dai cieli la minaccia austriaca.
Alla fine della guerra la forza aeronautica dell’esercito era composto da 84 squadriglie, 5 dirigibili e 4 sezioni speciali, mentre l’aviazione della marina aveva 44 squadriglie di idrovolanti e 15 dirigibili.
L' aviazione Italiana nella Prima Guerra Mondiale
Disegno del caccia SPAD S. VII della 91^ Squadriglia, decimo Gruppo con le insegne del maggiore Francesco Baracca
Tra i migliori aerei citiamo il bombardiere Caproni Ca.3 del 1917 con 4 persone di equipaggio, un armamento di 2-4 mitragliatrici, 3 ore e tranta di autonomia, una quota massima di 3.810, 453 kg. di bombe a 136,8 km orari a livello del mare, e il modello Ca.4 del 1918 con un’autonomia di 7 ore e un carico di bombe di 1.450 kg.
L’ultimo idrocaccia costruito dalla Macchi fu il modello M.9 del 1918 costruito con il preciso intento di farne un bombardiere. Prese parte ad alcune azione di guerra e rimase in servizio fino al 1923.
Il primo caccia di costruzione italiana fu l’Ansaldo A.1 Balilla del 1918 con 108 modelli costruiti. Pochissmi riuscirono a raggiungere il fronte. Il modello Pomilio PE del 1918 fu l'aereo di maggior produzione durante la guerra (1.616 esemplari). Era una macchina veloce in legno e metallo, con rivestimento in tela.
Macchina eccezionale fu l’Ansaldo S.V.A. 5 considerato tra i migliori aerei da ricognizione e bombardamento. Gran parte della fama dello S.V.A. è legata allo storico raid ideato da Gabriele D’Annunzio, compiuto il 9 agosto 1918 su Vienna con otto aerei della 87^ squadriglia. L’aereo del tenente Giuseppe Sarti fu costretto ad atterrare, in territorio austriaco, per un guasto al motore. La carriera dello S.V.A, costruito in 2.000 esemplari, si concluse negli anni trenta.
Caproni Ca.3 appartenete alla VIII Squadriglia da Bombardamento
1916 - Idrovolante Macchi L.3.
1918 - Idrovolante Macchi M.5.
1917 - Idrovolante S.I.A.I. S.8
1917 - Aereo da ricognizione SAML S.2
1917 - Macchi-Hanriot-HD1
1917 - Macchi-Neuport-ni 27
1918 - Pomilio PE
1918 - Ansaldo S.V.A 9 biposto destinato all'addestramento
Il disegno dell'aereo Ansaldo S.V.A 9 è stato realizzato da M. Gueli nel 1999 per l'Aeronautica Militare. Si tratta della riproduzione di una tavola acquistata al museo Baracca, il disegno del bombardiere Caproni Ca.3 è stato recuperato da una scatola di montaggio di un vecchio modellismo statico, mentre tutti gli altri aerei realizzati dal disegnatore G. Bignozzi e dal pittore M. Jacoponi nel 1950 circa sono riproduzioni tratte da un vecchio album.